Articoli , pensieri e riflessioni sul celibato sacerdotale (o celibato ecclesiastico) e sulla castità come consiglio evangelico.
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sabato 19 gennaio 2013

CELIBATO SACERDOTALE E SCARSITÀ DI CLERO



CELIBATO SACERDOTALE E SCARSITÀ DI CLERO

Nel giorno della solennità di San Giovanni Battista ricorrerà il 30° anniversario della Lettera Enciclica di S.S. Paolo VI sul celibato sacerdotale, scritta dalla profondità del suo cuore di pastore. Con la sua caratteristica lucidità, il Santo Padre inizia assumendosi le obiezioni del momento - che possono essere le stesse di questo tempo - allo strettissimo legame fra sacerdozio ministeriale e celibato. Quindi, come chi formula una professione di fede, afferma le ragioni magisteriali e spirituali affinché sia mantenuta, in Occidente, questa ininterrotta disciplina.
Con gratitudine verso il Magistero di quel Sommo Pontefice, armonicamente inserito in un flusso magisteriale costante, tratto con piacere l'argomento a me proposto per questa riflessione: il rapporto fra celibato ecclesiastico e scarsità di clero in talune zone. (Cf. CS 8 e 47).


1. Il celibato come predilezione

Prima di iniziare la trattazione della materia proposta, sento la necessità di benedire Dio per il dono inestimabile del celibato; una dimostrazione tangibile della predilezione di Dio Padre per tutti coloro che Lui desidera avere più uniti al suo cuore per porre in evidenza, attraverso le loro vite, l'assoluto dell'amore, la sapienza del Regno dei cieli ed il desiderio per Dio, che li conduce al sacrificio dei beni più amati facendo traboccare nel loro cuore la Sua pienezza.
Nella logica del Regno, la predilezione non è stata mai escludente. Piuttosto questa costituisce sempre il segno di quello che Dio Padre vuole fare con tutti gli esseri umani e che viene segnalato in taluni dei suoi figli affinché tutti possano aspirare a questo dono. È il caso del "figlio amato" in cui Lui ha tutto il suo compiacimento, fonte e modello della nuova umanità, chiamato al celibato per amore di suo Padre e dell'umanità, che lui salva con amore sponsale. È il caso della "benedetta fra tutte le donne", colei che ha trovato "grazia davanti a Dio", chiamata ad una maternità verginale, e così amare di un amore simile l'umanità tutta: Maria, Madre di Gesù e Madre della Santa Chiesa di Dio. È il caso dei grandi profeti come Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, discepolo prediletto. In tutti loro c'è un amore di predilezione. Tutti sono come una benedizione per il loro popolo: un segno di quello che Dio offre all'umanità intera.
È quanto accade anche nel celibato, che non comporta assolutamente nulla contro il Matrimonio. Anzi, si completa in maniera mirabile con questo Sacramento dell'amore di Cristo e della Chiesa, che mostra una forza quasi passionale dell'alleanza d'amore del Signore con l'Umanità e dell'amore del Padre per ciascuno dei suoi figli. Ma, l'amore sponsale è chiamato alla consacrazione verginale quando verranno i tempi definitivi, dopo la venuta del Signore. Perciò, giustamente, si parla del celibato come d'un bene escatologico, che avvicina nel tempo i beni eterni del Regno dei cieli. Chi ha orecchi per intendere intenda, giacché "i consigli e la prudenza degli uomini non possono sostare al di sopra della misteriosa sapienza di Colui che nella storia della salvezza ha sfidato la sapienza ed il potere dell'umanità con la sua pazzia e debolezza [1 Cor. 1,20-31]" (CS 47).
Dio sia benedetto per i chiamati di ieri, oggi e domani. Sia benedetto per averci segnati con una amore di predilezione, che feconda le nostre giornate e ci permette di dare a Lui la nostra intima capacità di generare affinché sia più feconda nelle sue mani paterne e materne.


2. La mancanza di vocazioni sacerdotali ministeriali

A parte il fatto che trattasi di fenomeno limitato nello spazio e nel tempo, il primo assioma sarebbe questo: la scarsità di vocazioni non dipende dal celibato.
Non pochi associano la mancanza di clero, verificabile in alcune zone, anche al celibato. Seguendo quest'idea, così parlava il Papa: «Mantenere il celibato sacerdotale nella Chiesa arrecherebbe un grande danno alla Chiesa laddove la scarsità numerica di clero provoca delle situazioni drammatiche, e sono ostacolo alla piena realizzazione del programma divino della salvezza e anche mettono in pericolo la stessa possibilità del primo annunzio del Vangelo. Effettivamente, questa scarsità di clero si deve, a criterio di alcuni, al peso dell'obbligo del celibato» (CS, 8).
Soprattutto in questi tempi, nei quali la cultura dell'immagine sottomette la gerarchia dei valori a criteri statistici e ad inchieste d'opinione pubblica, l'obiezione sarebbe: "La Chiesa rimarrà senza sacerdoti a meno che non cambi la sua disciplina vigente".
Posto che non si tratta soltanto di un fatto disciplinare - e che sarebbe comunque rispettabile - le statistiche parlano d'altro: secondo l'Annuario Statistico della Chiesa, il numero di seminaristi maggiori tra 1979 e 1994 è passato da 62.670 a 103.709.
In riferimento all'anno 1979, l'incremento è stato anzitutto in Africa, dove si è addirittura duplicato il numero di seminaristi; fanno seguito l'Asia con il 111 % e il Continente Americano con il 48%.
Sarebbe interessante studiare le statistiche del numero di persone che ricevono il sacramento del Matrimonio, giacché esse, a mio parere, ubicherebbero il contesto reale dell'obiezione.
A mio avviso, il problema non si può incasellare nei termini di equipollenza fra celibato e diminuzione di clero; fra celibato e incremento di clero. Anzi, bisognerebbe situarsi nel nucleo della questione: celibato o matrimonio e donazione per sempre.
L'antropologia attuale, abituata a tutto ciò che è transitorio e fugace, produce anticorpi di fronte alla donazione totale della vita. Siamo stati abituati a comperare a rate, a prestiti, con le carte di credito... e perciò sempre è più difficile dare al Signore un "assegno in bianco", per sempre, nel Matrimonio o nella Consacrazione a Dio.
Nella mia esperienza di pastore fra i giovani e rettore di Seminario posso dire che attualmente è più costoso ai giovani "sposarsi in Chiesa" o "fare professione perpetua" di quanto non lo fosse 25 anni fa. Mi pare che il problema di fondo sia quello di sapersi assumere un impegno d'amore per sempre, senza limiti.
Il pallone si trova nel campo sbagliato. Non è questione di statistiche; questione di fede. Sia il celibato, sia il matrimonio sono doni di Dio e non problemi numerici: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre strade sono le mie» (Is. 55,8).
Con luce diafana l'Enciclica di Paolo VI fa vedere come Gesù chiamò soltanto un «pugno di uomini, che chiunque avrebbe giudicato insufficienti per numero e qualità, [con] la grande missione di evangelizzare il mondo», Mette in risalto che «questo piccolo gregge non si doveva scoraggiare perché con Lui e per Lui... dovevano arrivare a conseguire la vittoria sul mondo» (CS 47).
L'argomento continua ad essere vero. Non sono tanti i chiamati, né i più qualificati nel mondo d'oggi. Però nella forma silenziosa di crescita adoperata dal Regno, senza che l'uomo se n'accorga, (Cf. Mc 4, 26-29), la vigna del Signore non dipende dalla quantità di ministri ordinati bensì della fecondità dello Spirito che moltiplica pani e pesci partendo dall'umile e insufficiente offerta.
Inoltre, fioriscono oggi nella Chiesa nuove realtà - movimenti, associazioni, istituti secolari - nei quali tanti giovani - uomini e donne - s'impegnano temporaneamente o per tutta la vita, con i voti privati di virginità o con la promessa del celibato. È un segno della ricerca spirituale quando questa tocca la profondità del cuore umano, anela ardentemente alla totalità della donazione di cui il celibato consacrato è mirabile segno.


3. Alcuni vuoti

Cosa potrebbe forse nel sacerdozio ministeriale, soprattutto nella forma di vita secolare, rendere il celibato più amabile?
A nostro umile avviso, una testimonianza gioiosa del celibato consacrato è una forma di vivere il ministero in cui il peso non gravi esclusivamente sul sacerdote. È arrivato il momento di animare la Chiesa nella varietà dei suoi carismi e ministeri, e lasciare al sacerdote quello che gli è proprio, nel rispetto dell'integralità del suo ministero pastorale. Attualmente, come eredità di un passato non molto lontano, il sacerdote spesso sembra cumulare nella sua persona tutto ciò che la Chiesa potrebbe anche suddividere senza diminuire quello che è essenziale - e provvidenziale - al sacerdozio ministeriale. È il rinnovamento di colui che è stato chiamato da Dio come Mosè a condividere il suo spirito e il suo ministero con gli altri 72 uomini. Deve essere chiara però, anzi ne è il presupposto, l'identità del sacerdote, la specificità della sua vita e il proprio del suo sacro ministero.
Scarseggia anche una modalità più comunitaria nel vivere il sacerdozio ministeriale, di cui abbiamo valide testimonianze nella storia e che partono dell'era patristica. Si possono chiamare decani, moderatori parrocchiali o altrimenti: anche i sacerdoti sono stati chiamati a vivere e a servire almeno a due a due, come dice Gesù circa la missione. Di fatto, Lui nominò dodici che chiamò (kai epoíesen dódeka) e non eremiti (Cf. Me. 3,14).
È pure carente una formazione umana molto più integrale nei nostri Seminari, che sia di aiuto ai giovani per assumere, non solo con entusiasmo ma anche con sapienza questo dono che non sradica la natura di ciascuno. Di fatto, nelle nostre case di formazione talvolta non si affrontano con chiarezza le implicazioni della chiamata al celibato. Ed è anche un fatto che nella grande maggioranza delle nostre diocesi, ci preoccupiamo della formazione permanente intellettuale, pastorale e spirituale, ma non abbordiamo le diverse tappe dell'affettività della persona consacrata, secondo le diverse età e situazioni. In questa maniera, il modo di vivere il celibato finisce per essere gestito come dono privato e individuale, mentre si tratta di un preziosissimo ed irrinunciabile carisma della Chiesa, custodito e sviluppato da Essa per noi.
Il pastore, in senso proprio, è soltanto il ministro ordinato.
Non possiamo chiudere gli occhi. Fra tante cose positive del nostro tempo, esiste purtroppo una mancanza affettiva famigliare che condiziona l'opzione celibataria di tanti giovani. L'allontanarsi del padre - e anche della madre - dal focolare, la difficoltà e la paura per impegni stabili e per tutta la vita, la facilità con cui l'ambiente attuale favorisce le relazioni sessuali precoci, il rilassamento dei costumi e la mancanza di sobrietà, che promuove la società consumistica, la relativizzazione di certi valori e il non pensare che Dio occupa il primo posto e ha diritto a chiedere tutto... Tutto ciò condiziona l'opzione celibataria.
Ma, nello stesso tempo, bisogna dire che la riscoperta della dignità personale, del senso della bellezza, dell'amore e della purezza, del desiderio di vivere in comunità di vita evangelica; inoltre, il desiderio di testimoniare che il mondo è stato chiamato ad una qualità di vita che non offre la società, la necessità di modelli alternativi, e certamente, le ricerche spirituali nella Chiesa, nella cristianità costituiscono la risorsa che permette la formazione di spiriti forti, che ringraziano il dono della verginità e del celibato consacrato. Da questo, la rinascita di vocazioni in India, negli altri paesi dell'Asia e, ringraziando Dio, in alcuni paesi dell'America Centrale, del Sud America e dei Caraibi ed ovunque si abbia il coraggio di proporre l'autentico modello sacerdotale, senza compromessi..
E come sempre, i testimoni... È giusto ringraziare Iddio per i modelli viventi che entusiasmano tanti giovani di ogni razza, lingua e colore. Fra questi modelli si deve sottolineare la forte e gioiosa testimonianza di Papa Giovanni Paolo II, la generosità senza frontiere di Madre Teresa di Calcutta, i beati, i santi e le sante, con cui il Papa ci mostra la perenne attualità del Vangelo, laici fondatori di nuove realtà ecclesiali che, con la loro fedeltà al Magistero, il senso sereno e motivato della disciplina ecclesiastica, la gagliarda energia missionaria, sono forze di propulsione per le vocazioni.
Tutto ciò costituisce una nuova ragione per benedire il Signore che mai abbandona il suo popolo e in ogni epoca suscita suoi testimoni per indicare la perenne attualità dei suoi doni.
Dunque il celibato non è un deterrente per la crescita delle vocazioni, anzi è un fattore calamita. I giovani hanno bisogno di esempi forti e si allontanano, invece, dalle varie mediazioni e dagli accomodamenti. Qualsiasi soluzione, in funzione della crescita delle ordinazioni, che non fosse cercata nella preghiera di tutto il popolo di Dio, nella penitenza, nell'esempio di coerenza e generosità degli ordinati, in qualsiasi grado, nella purezza del culto divino, nell'ardore della più autentica carità, nella vitale fedeltà al "depositum fidei", avrebbe l'effetto contrario. Ogni soluzione, infatti, va sempre individuata secondo lo spirito evangelico, non secondo lo spirito del mondo, poiché la Chiesa è del Signore!


4. Invocazione finale

Arrivando alla fine di queste semplici riflessioni, mi ritrovo nell'invocazione finale di S.S. Paolo VI. Lui ci invita a porre la nostra fiducia e rinnovata speranza - lo sguardo e il cuore - "nella dolcissima Madre di Gesù e Madre della Chiesa affinché volga lo sguardo materno e la sua potente intercessione sul sacerdozio cattolico"... "Che ottenga alla Chiesa, che salutiamo come vergine e madre, la continua gioia per la fedeltà dei suoi sacerdoti al dono sublime della sacra verginità" (CS n. 98). Associamo spontaneamente a questa invocazione la figura di San Giuseppe, uomo giusto e buono, a cui Dio cambiò il suo programma umano concedendogli la paternità adottiva di suo Figlio, invitandolo ad una vita verginale accanto a Maria. La sua disponibilità ci sprona e, allo stesso tempo, ci edifica. La sua silenziosa intercessione ci aiuta a contemplare l'immagine attraente di questo uomo giusto e saggio, patriarca e modello dell'amata Chiesa.



Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga
Arcivescovo di Tegucigalpa
Presidente del Celam